
Mi presento
Sono Monica Fiocco,
psicopedagogista, formatrice e counselor ad approccio integrato e transgenerazionale, facilitatrice in costellazioni familiari sistemiche accompagno persone, famiglie e professionisti in percorsi di crescita, consapevolezza e trasformazione.
Il mio lavoro nasce dall’ascolto profondo e dall’incontro tra educazione, emozioni e sistemi relazionali.
Integro strumenti psicopedagogici, counseling e costellazioni familiari per aiutare ogni individuo a ritrovare il proprio posto, il proprio ritmo, la propria verità.
Credo in un’educazione che non corregge, ma comprende.
In un accompagnamento che non guida dall’alto, ma cammina accanto.
Offro percorsi individuali, formazione e consulenze educative orientate al benessere emotivo, alla crescita personale e all’armonia delle relazioni.
Sono nata in una città difficile, incantevole a guardarla, eppure complicata da vivere. La mia città è un chiaroscuro, senza mezzi toni, ti spara in faccia la sua bellezza, e poi ti avvelena con la sua inefficienza e con i suoi peccati.
A Napoli ho vissuto e studiato. Sono nata alla fine degli anni 60, in una calda sera di maggio.
Gli anni del liceo e dell'università li ho trascorsi non avendo chiarezza delle mie potenzialità e delle mie attitudini, ho seguito le circostanze che la vita mi offriva, mi sono laureata comunque con il massimo dei voti, in pedagogia ad indirizzo psicologico.
La svolta nella mia professione e nel mio percorso di formazione personale è avvenuta intorno alla metà degli anni Novanta. In quel periodo, l’insoddisfazione per le conoscenze acquisite fino ad allora incapaci di appagare la mia ricerca di senso e di rispondere al bisogno di comprendere la natura più vera e autentica dell’essere umano mi ha spinta ad avviare un’indagine più profonda. Ho iniziato così a esplorare teorie e prospettive che mettessero al centro “l'essere umano” nella sua unicità, riconoscendone il potenziale intrinseco e, soprattutto valorizzando la dimensione esperienziale, come fonte primaria e irripetibile di conoscenza.

È così sono approdata all'Approccio Umanistico di Carl Rogers. Ho intrapreso un training personale di psicoterapia e di formazione e successivamente ho scelto di conseguire un diploma triennale in Counseling ad Approccio Umanistico, riconosciuto dal MIUR.
In quegli anni, di counseling se ne parlava poco, (ed in fondo ancor oggi resta una professione poco conosciuta), ma proprio grazie a quel percorso, ho iniziato ad intravedere la possibilità di esprimere le mie potenzialità in direzione della relazione d'aiuto, della comunicazione empatica, della formazione, su tematiche importanti come la relazione efficace, la comunicazione, la gestione dei gruppi.
Sono diventata formatrice: per i docenti, per allievi delle scuole di formazione, per i gruppi di genitori in cerca di strumenti per comprendere e accompagnare i propri figli. Quasi contemporaneamente ho iniziato ad insegnare nelle scuole di counseling. Sono stati anni intensi ricchi di grandi incontri e di grande soddisfazione professionale.
Ho avuto incarichi autorevoli, che non elenco, eppure accanto a tutto questo mi ha spesso accompagnato quella sottile inquietudine: un senso di incompiuto, come se esistessero altri mondi esplorabili, ancora preclusi, forse perché cresciuta in una cultura accademica ordinaria e lineare.
Nel 2009 arriva un nuovo passaggio decisivo, l'incontro con una persona importante, nel mio percorso esistenziale e professionale che mi apre il mondo dell'olismo.
Finalmente approdavo ad una visione che considerava l'essere umano come un "insieme", un unità inscindibile, e non soltanto come somma di mente ed emozioni. Un sistema che restituiva all'individuo la sua unicità profonda, il suo diritto originario alla felicità includendo la spiritualità, intesa come dimensione di trascendenza.
Mi si spalancavano le porte dello "conoscibile umano", inteso non più come territorio frammentato e parcellizzato, ma come campo unitario e coerente.
Ho iniziato il mio percorso di conoscenza che univa il mio patrimonio di studi pedagogici e psicologici, alle dimensioni più sottili della fisica quantistica, delle filosofie orientali, della pedagogia transgenerazionale.
Negli ultimi anni questo interesse si è ulteriormente approfondito grazie alla lunga esperienza maturata sul campo come docente nella formazione psicopedagogica e relazionale rivolta alle figure professionali che operano nell’ambito delle diverse abilità. L’impegno in progetti dedicati al miglioramento della relazione e della comunicazione mi ha permesso di affinare uno sguardo sempre più attento alla persona, oltre la diagnosi e oltre i modelli standardizzati.
Il frutto di questo percorso è il metodo M.U.R.E.N.A., di cui vado
profondamente orgogliosa, attraverso il quale ho formato sul campo oltre duecento professionisti: un approccio che mette al centro la risonanza, l’empatia e la dignità dell’esperienza umana nella sua complessità.
In questa fase della mia vita, il mio cammino di studio e di ricerca si concentra su due traiettorie fondamentali: la pedagogia transgenerazionale, come chiave di lettura delle eredità invisibili che attraversano le storie familiari, e l’accompagnamento consapevole alla relazione, intesa come spazio sacro di trasformazione, cura e possibilità.
Il resto del viaggio ancora non lo conosco. Porto con me mappe incomplete, cartografie complesse, disegnate a tratti dall’esperienza, a tratti dall’intuizione.
Forse è così che la vita chiede di essere attraversata: come un viaggio in esplorazione, dove il chiaroscuro non è un limite, ma il luogo stesso in cui si impara a “vedere”.

