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ARTICOLI

  • monica.fiocco
  • 30 set 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

 Una delle parole piu screditate del nostro tempo è la parola ti amo.

 E' stata svilita del suo significato originario e ne ha assunti altri, di profilo piu’ confuso.

In un epoca di narcisisti tragici come la nostra, dove le relazioni umane, sono per lo più  relative al significato opportunistico che possono rappresentare, la parola ti amo spesso significa, ti amo se corrispondi all’idea che mi sono fatto di te, se fai quello che mi piace, se continui a rimandarmi l’immagine magnifica della mia rappresentazione interiore, se soffri per me, se ti annulli per me, se tra tutte le cose importanti della tua vita tu mi metti al primo posto sempre e comunque, se non mi fai del male, , se mi fai star bene, se mi assecondi in tutti i miei desideri, se non mi lasci mai solo, se sei bello, ricco, potente, se mi aiuti e mi sostieni, se mi fai far carriera se…se…se….

“Ti amo se”, forse questa è la parola piu onesta che le persone dovrebbero condividere nel dialogo interiore più intimo con un altro essere umano, e non parlo solo dell’amore romantico tra uomo e donna.

Io credo che la giusta parola del nostro tempo, per esprimere un sentire profondo e autentico  dell’anima è IO TI VEDO.

Mutuato dallo stupendo  film di Cameron  "Avatar".

Io ti vedo è la rappresentazione più alta dell’amore, perché intende che tra tanti milioni di persone io vedo bene te, e te solo, senza giudizio, e senza aspettative.

Ti vedo per quello che sei, e amo ciò che sei, senza se o ma.

Ti vedo e vengo ad  incontrarti.

Apprezzo ciò che sei, perché è abbastanza, non voglio cambiarti modellarti, rispetto la tua unicità, il senso profondo della tua esistenza.

 Lo rispetto,lo proteggo lo accolgo, lo condivido.

Gioisco con te della vita.

Confondere il sentire profondo,  è una costanza del nostro tempo, così veloce e disattento.

Riprendersi il valore dei propri sentimenti esprime bene l’evoluzione umana.

Senza confusione ogni cosa ha il suo nome, il luogo per crescere, l’energia per esprimersi.

 
 
 
  • monica.fiocco
  • 30 set 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Di sviluppare e di far emergere, dentro ognuno di noi.  una “coscienza sociale” ne abbiamo bisogno tutti, sollevarci  dalla “primordialità” sviluppare una sensibilità che ci faccia  evadere dall’istintualità  primaria ,  e che ci accolga  verso  un   sapere, non solo di pancia, (emozionale),ma soprattutto di percezione  profonda è ormai non solo auspicabile, ma necessario, per preservare l’esistenza umana dall’annichilimento. 

Essere consapevoli che non siamo soli, essere consapevoli che siamo tutti possibili operatori di un bene comune,  e che, se si desidera essere costruttori di una vita soddisfacente, sia sul piano personale che collettivo,  tra le infinite possibilità che abbiamo, danzare nella realtà ,con un principio di presenza e ottimismo, è tra i passi  più armoniosi e gradevoli che si possano  immaginare.

 Nessun essere umano  è più importante di un altro,  ma tutti concorrono  alla  creazione di uno stato di pace  condivisibile. 

Se solo imparassimo dalle api... .loro si che  hanno un'altissima coscienza sociale...ci muoviamo ahimè sempre più di frequente in giungle umane di istintualità e  individualismo eccessivo che hanno scisso alla radice il concetto di sociale. .

Ognuno nel suo orticello....dietro i recinti, o le palizzate altissime di egocentrismi talvolta ridicoli, , di disdicevoli avarizie di cuore, contaminati dall’egoismo della materia, che toglie gioia di vivere, dimentichi , che se abbiamo annusato  il senso dell’esistenza, anche solo per un istante  vale la pena di esplorare ,  le possibilità per creare insieme, per imparare gli uni dagli altri.  

Come i lupi sanno essere sociali istintivamente, gli uomini faticano ancora tanto ad esserlo, ....La vera crescita umana avviene però quando la cooperazione è massima, 

.La coscienza sociale aiuta a sviluppare empatia perchè ti fa ascoltare l'altro e ti invita a  metterti nei suoi panni, l’empatia come bacchetta magicaper aprire le porte della comunicazione umana, è uno strumento straordinario per trasformare, cogliere, e contemplare il nesso delle relazioni umane, unico luogo possibile di crescita e miglioramento di se.

A partire dall’amore tutto è possibile, il mago interiore riprende allora a  narrare  la storia infinita dell’evoluzione, perché se il principio di tutto è dio, e dio lo identifichiamo  con la capacità massima del “cuore individuale”  di amare, allora i conti tornano.

 La spirale evolutiva, umana terrestre e cosmica, riprende il suo cammino.

​Monica Fiocco

 
 
 
  • monica.fiocco
  • 30 set 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

La storia del mondo si è sempre prefigurata come  lo  “scontro  tra vecchio sistema e nuovo sistema”, in ogni ambito dello sciibile umano, si è visto, quanto faticoso  fosse il cambio di “paradigma”, il mutamento del  sistema  di pensiero, e culturale,  che avevano  retto fino a quel momento la conoscenza umana. In questi ultimi anni la scienza, con i suoi passi in avanti, (in verità troppo veloci rispetto alla capacità di assimilazione dell’uomo), ha assodato che la realtà non è  un dato naturale  fisso e immutabile, ma dipendente, dagli strumenti di conoscenza che, di volta in volta, l’uomo ha a disposizione per spiegarla.

Con i nuovi  strumenti conoscitivi di cui si dispone oggi, la realtà,  per noi così scontata, è stata rimessa in discussione,  basta aprire un qualsiasi testo divulgativo di fisica contemporanea e si scopre che, già solo per la fisica delle particelle e la teoria dei quanti, ciò che chiamiamo “realtà”, costituita da dati che ritenevamo certi, fissi, rigidi, immutabili, non è più tale.  Non esiste alcuna realtà definibile se non nell’interazione tra noi e ciò che è fuori di noi, la quale  è, e resta, almeno per ora, inconoscibile. Viene meno la classica dualità che aveva strutturato fino ad oggi sia il sapere che la visione dell’uomo e del mondo.  Brutto e bello, vero e falso, vita e morte, ordine e disordine, in poche parole tutte le antitesi su cui si sono costruiti il pensiero e la scienza classica sono crollate in quanto contrapposizioni, per andare a configurarsi come elementi in relazione tra di loro,  organizzati insieme nel sistema complesso del “essere vivente”. Se da un lato questo è vero per la fisica, restano  molte  perplessità nelle cosiddette scienze umane: la medicina, la psicologia, si ostinano infatti a restare vincolate a un modello fisso. Prendiamo il concetto di malattia, visto dal punto di vista della medicina tradizionale, il medico allopatico cura il sintomo, i suoi sforzi sono tesi a farlo sparire, ove possibile, senza chiedere al paziente, e neppure a se stesso, cosa significhi  quel sintomo, all’interno di una struttura così complessa come il nostro corpo. La nostra esperienza ci insegna che  sparito il sintomo, il corpo ne troverà uno nuovo  per esprimere  la propria disarmonia… Dovremmo approdare ad un concetto più ampio di guarigione, il termine deriva dal germanico  warjan (guardare e proteggere),  La salute fisica è sempre espressione della salute di tutto il sistema corpo-mente-spirito dell’essere umano! Sembrerebbe che questo concetto così semplice, sia in realtà di derivazione fantascientifica… per la maggior parte degli esseri umani. Per fortuna le nuove scienze, faticando nel salto di paradigma necessario,    si occupano della dimensione collettiva dell’essere umano, sistema complesso e delicato di equilibri. Finalmente viene reintrodotta  la dimensione antropologica e psichica dell’individuo, la quale è necessariamente collettiva: l’individuo non è il solo, isolato e unico referente dei propri disagi, ma un sistema complesso di elementi in una relazione dinamica continua in cui convivono, al medesimo tempo, la specie (dimensione biologica), la coscienza (dimensione psicologica individuale), la famiglia e la collettività (dimensione antropologica) In tal senso, la malattia non si configura più come una calamità o un destino, ma un prodotto della “individuazione” evolutiva del sistema “uomo”.  In altre parole, qualsiasi manifestazione individuale di malattia corrisponde a un conflitto, se la vita dipende, si conserva, si riproduce ed evolve tramite il dialogo complesso tra i diversi “sistemi” dell’essere umano, è proprio all’interno di questo dialogo che si deve rintracciare l’origine ultima di ogni patologia e di ogni possibile conflitto. Ciò non significa che, individuato il conflitto, la malattia sia risolta, una volta instauratosi il dilemma, la conoscenza approfondita di ciò che lo ha determinato, non significa necessariamente guarigione, di certo le terapie rispondono meglio, in un clima di consapevolezza e conoscenza di ciò che ha prodotto lo squilibrio. Molti attribuiscono troppo  potere terapeutico alla conoscenza, credo invece che possa esserci un potere di consapevolezza che aumenta le probabilità di guarigione. Ricreare nel sistema “corpo-mente-coscienza, nuove stabilità,  permette allo stesso di trovare un nuovo equilibrio e nuova energia per il suo funzionamento.  Siamo comunque sempre il prodotto di evoluzione e spinta al miglioramento! In psicologia e nelle scienze affini, si è dato un potere enorme alla mente conscia, si è creduto che la stessa, ben orientata  conferisca  il potere assoluto all’individuo.  Questo conferimento di  potere ha generato una serie di equivoci, prima fra tutte una forma di narcisismo onnipotente, che si esprime con una tensione costante all’annientamento della propria umanità interiore, intesa come patrimonio unico di valori e qualità intrinseche, la stessa viene  considerata una  zona fragile, un luogo di possibile annientamento , in cui l’”altro da me” è riconosciuto  come “predatore” a cui rischio di soccombere, ecco la psiche blindata di molti individui, in cui relazione e scambio, sono considerati pericolosi e da evitare.  Il concetto di forza è stato sostituito dal concetto di potere, forza non più come espressione della volontà e della maestria del singolo, messa al servizio di una buona causa, ma espressione di supremazia di un essere su un altro, affermazione di controllo,  sottomissione,  manipolazione. Il mio personale augurio, alle generazioni future, è quello di approdare ad una visione unitaria e dinamica dell’esistenza, una dimensione che non escluda ciò che non può essere spiegato con le "ragioni della limitata ragione umana", in cui possano confluire, le conoscenze passate, mescolate sapientemente  a tutto quello che ancora abbiamo da scoprire su noi stessi e sul mondo circostante.

Monica Fiocco

 
 
 
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