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Il destino e l'anima

  • monica.fiocco
  • 30 set 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

La leggenda antica dello schiavo-messaggero, che porta scritta sulla sua nuca rasata, il messaggio che avrebbe dovuto recapitare, senza avere la possibilità, ahimè, di leggerlo , rappresenta bene la metafora dell’essere umano alla ricerca del proprio destino.


Ognuno di noi porta iscritto, in un luogo segreto ed inaccessibile, il proprio progetto animico, quello che fu definito da Hillmann il “codice” della propria anima.


Più spesso avviene, che ne ignoriamo, per gran parte della nostra vita,il valore e la portata, e poi accade che, per“illuminazione”, e per un unico istante si rischiara uno spazio interiore, ed in quella fenditura improvvisa , iniziamo ad intravedere un piano, un volto, un particolare, che sarà poi la prima perla, di un monile , che andremo costruendo, e che ci condurrà alla soluzione animica della nostra esperienza terrena.


In ogni cammino spirituale si inizia sempre partendo da una rivelazione, che appare inizialmente piccola e insignificante, soprattutto agli occhi indagatori della mente razionale, ma che, se si trova l’ardire di accompagnare, ci indicherà un punto di osservazione più ampio di noi stessi, e del mondo in cui ci muoviamo.


Ho sempre amato i belvedere della nostra terra, quei punti strategici sulla sommità di un colle, o alle pendici di una costiera, che designano il punto più incantevole, dove ammirare le bellezze naturalistiche del luogo, sono luoghi dove lo sguardo può abbracciare in una occhiata tutta la meraviglia infinita del creato, e già perché dell’armonioso arazzo della vita di ognuno di noi, si può vedere poco, se si osserva troppo da vicino solo il “nodino”, del grande intreccio di tessitura.


Se guardi l’arazzo da un punto di osservazione limitato e circoscritto, non ne apprezzerai mai la magnificenza, che puoi cogliere assumendo un punto di osservazione privilegiato rispetto al tutto. L’equidistanza è condizione indispensabile per cogliere l’insieme.


La pazienza e la fiducia, che ognuno può mantenere, come punto di osservazione privilegiato, a dispetto degli accidenti temporali ed incidentali della vita, sono ricompensati sempre dal “belvedere animico” in cui ci è concesso di avere accesso.


La crescita personale è il primo passo, nel viaggio verso se stessi, la consapevolezza di se’, la percezione di essere un microcosmo perfetto e sostenibile, retto da un animus, che è soffio infinito, è un processo di autocoscienza indispensabile.


Ogni cammino ha bisogno di un primo passo per apririsi, e non importa da quale stazione si vuol cominciare, si può salpare dal sud di se stessi, (emozioni, sentimenti, affetti) oppure dal nord, (ricerca, speculazione, pensiero) l’importante è intraprendere quel primo passo, agire nella direzione della ricerca, non accontentarsi delle risposte che preconfenzionate che troviamo nel nostro mondo.


L’orma che ognuno di noi ha bisogno di riconoscere, è quella unica e speciale, ed è la propria impronta.

Monica Fiocco

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