La meraviglia del proprio Sè
- monica.fiocco
- 30 set 2019
- Tempo di lettura: 4 min

Ho sempre trovato straordinario il potere e la magia della parola che si fa strumento di comunicazione, straordinario il “come” attraverso il suono ed il senso strappato al verbo, si possa realizzare la magia di un contatto profondo tra esseri umani, che riverbera la meravigliosa alchimia di una relazione soddisfacente.
Ho sempre trovato ancora più straordinario il potere e la magia dell’ascolto, quando impari a entrare in sintonia con il mondo di un altro essere umano attraverso il silenzio, quando apprendi la vibrazione profonda che muove il lessico , il gesto, il movimento del corpo , l’intensità di uno sguardo, e partendo da questo, tradurre in un gioco di rimbalzi emotivi, in una dimensione attenta e creativa il senso profondo del mondo interiore dell’altro.
Nessuna relazione umana è autentica senza l’attenzione e l’ascolto, senza la ricerca di una comprensione profonda, senza la sospensione dei propri giudizi e pregiudizi, senza la volontà e il desiderio di stabilire un contatto che apra il proprio mondo e quello dell’altro alla magia dell’incontro.
Ogni persona che nasca in questo mondo ha bisogno di crescere, ma crescere non equivale a vivere, si può attraversare tutta la propria esistenza senza dare la possibilità alle parti emotive e sensibili che sono in ognuno, di esprimere il loro potenziale, di accompagnarci come " alleate preziose" della nostra vita.
La bussola emotiva, sensibile e personale, che ci fa "sentire" prima ancora che pensare ciò che serve alla nostra esistenza per essere vissuta in pieno, è spesso dimenticata, quasi fosse qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi....
E così ci si scorda di essere umani, di avere molteplici potenzialità che chiedono di essere sanate , sentimenti ed emozioni che anelano cura e riconoscimento, che ci sostengono nel nostro viaggio esistenziale, ci si arrende molto presto alla paura, del ridicolo ,alla vergogna di esporsi, dando alla dimensione cognitiva e intellettuale tutto il peso e la responsabilità delle scelte serie, e fidandoci solo della “testa” (finiamo per compiere gli inutili e crudeli delitti del cuore, di cui sono piene le nostre memorie, di quegli insulti del cuore, donati e ricevuti senza nessun ricorso al buonsenso) perpetriamo senza sosta i delitti del cuore, a cui nessun tribunale da ascolto.
Le relazioni sono alla base della nostra vita sociale, l'affettività ci nutre, la motivazione si alimenta nel soddisfacimento dei propri bisogni prima ancora che materiali, emotivi e profondi.
Se riuscissimo a restituire dignità a queste nostre parti, se riuscissimo a fidarci di loro, sicuramente le nostre esistenze si arricchirebbero di nuove sfumature, se restituissimo ai sentimenti il rispetto che meritano ed il loro posto d’onore nella nostra vita, sapremmo riconoscere noi stessi, anche quando ci riscopriamo diversi da come ci piacerebbe essere, anche quando scorgiamo senza inutili inganni che anche a noi appartengono sentimenti quali l’invidia, la cattiveria, la paura.
Riconoscersi è un buon modo per non sentirsi più perseguitati da se stessi, programmati a rispondere ad una realtà di cui sempre più spesso non riconosciamo vivendo le coordinate.
Riuscire a percepire che l’accordo interiore con tutte le proprie parti emotive , può essere raggiunto attraverso il doloroso ma esaltante cammino della propria crescita personale è uno degli strumenti più straordinari che ci è dato di conquistare e di imparare da noi stessi, perché non c’è un miglior modo di vivere che quello dell’autoconsapevolezza e della conoscenza di sé , per sentire davvero il diritto di abitare il giardino interiore in armonia,
Riappropriarsi senza paura del mondo emotivo che ci nutre significa riappropriarsi della fonte da cui sgorgano i nostri desideri, che alimentano i pensieri, e le nostre azioni, affinchè sia possibile raggiungere le mete desiderate, senza più la spiacevole sensazione di trovarsi in corsa verso una meta che riconosciamo appena raggiunta, non voluta.
Si nasce sempre due volte in questa vita, una volta dalla propria madre e una volta a se stessi, e il giorno in cui inizia la nascita di sé è un giorno indimenticabile.
Ma come per tutti i viaggi è necessario scegliere una destinazione, pianificare un percorso, premunirsi di tutto l’occorrente e accettare di arrivare in un luogo sconosciuto , lasciarsi vivere e farsi attraversare dall’esperienza e’ sicuramente un buon modo per affrontare questo attraversamento sorprendente dentro se stessi.
Se solo ci insegnassero da subito il modo per crescere dentro, serberemmo un gran mucchio di tempo, tutto quello che ci serve per renderci conto quanto siamo dissonanti e sbagliati , perché in questa disastrosa convinzione molte volte perdiamo dalle nostre vite un bel po’ di occasioni che lasciamo andare solo perché superimpegnati a decifrare le incognite talvolta perverse delle nostre ambiguità.
Tutto quel dannato tempo perso a volte ammuffisce in anni ed anni di domande senza risposte, di inattività e abbandoni, di sprechi di energie, dissipazione e danneggiamenti alla proprie esistenze in bilico perenne su punti di domanda infiniti, a cui facciamo sempre la stessa insulsa domanda che comincia sempre con l’avverbio più pericoloso perché?
Perché non riesco a vivere pienamente?
Perché mi sento infelice?
Perché gli altri non mi comprendono?
Tutte le risposte che tentano disperatamente di lenire il dolente nodo di questo avverbio malefico, in un processo di circolarità aumentativa riportano ad un nuovo avverbio interrogativo, rispondere al perché significa scovarne un altro ancora più grosso ed indecifrabile dietro l’angolo, in un gioco infinito e perverso…. Lo sanno bene i bambini che con il gioco del perché uno strumento di tortura per gli adulti.
Fidarsi di se, delle proprie intuizioni, e dei propri desideri è il modo più rivoluzionario per vivere.
Monica Fiocco




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