Relazioni disturbate. Il costo del dolore. Il dolore delle donne.
- Monica Fiocco

- 21 set 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 12 nov 2019

La relazione interpersonale con un soggettività disturbata, che si tratti di una psicopatia, di un disturbo di personalità, o di narcisismo maligno, provoca sofferenza emotiva, psichica, e soprattutto fisica.
Lo stato di dipendenza e soggezione in cui le vittime cadono comporta una sostanziale incoscienza circa gli abusi subiti, almeno in un primo tempo che, come sappiamo, può durare anni.
Nella maggior parte dei casi, la relazione, ad un certo punto, esplode in manifestazioni palesemente violente e distruttive.
Tuttavia la vittima, stanca, destabilizzata, colpevolizzata e isolata, non riesce a sottrarsi velocemente e continua a subire colpi via via più forti alla propria identità e persona. Quando finalmente riesce ad interrompere il rapporto dinanzi a sé ha un quadro desolante di macerie e ferite: i danni provocati dallo psicopatico.
Questa esperienza è comune a moltissime donne, mi riferisco al mondo femminile, perché, malgrado vi siano esempi anche maschili nel panorama delle vittime, la maggior parte degli abusi viene perpetrata nei confronti delle donne, che per loro natura tendono a sottovalutare i segnali che precorrono, le devastazioni emotive.
Il costo della sofferenza è molto alto, lo è in termini di vita sul piano concreto, danni patrimoniali, danni biologici, danni morali ed esistenziali, e se la Costituzione con l’articolo 32 sancisce:
”La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo”,
significa che molte delle azioni perpetrate nei confronti delle donne, sono di fatto abusi reali, perseguibili dalla legge, questo in uno Stato di diritto, senza preferenze e pressapochismi.
Ma davvero si riconosce il valore del dolore?
Nella società attuale, i retaggi della cultura maschilista fanno fatica a far decollare il concetto e l’idea, che il mondo femminile, malgrado le sue contraddizioni, ha il diritto sacrosanto alla libertà, sia sul piano morale che su quello pratico, e che nel cambio di paradigma che da decenni tenta il sovvertimento delle consuetudini del patriarcato, anche se vi sono stati eccessi, esasperazioni, e perdite d’identità, il potere del “femminile sano”, si va affermando in modo sempre più capillare, soprattutto in quegli ambienti sociali dove, si educano fin da bambine le donne al rispetto per se stesse e per la propria sfera di libertà emotiva e di vita pratica.
Il costo della sofferenza resta sempre altissimo, lo sanno le donne, tutte quante, quelle che faticano a trovare un lavoro che possa sostenerle nella vita “in solitaria” che hanno scelto, soprattutto quando rivestono ruoli complessi di madri, di figlie, di donne del futuro, lo sanno quelle, che dopo anni di sopraffazione e controllo, rialzano il capo in un percorso di rinascita.
Eppure pagato il prezzo della caduta di tutte le illusioni, di tutte le ingiunzioni, di ogni sorta di ipnosi sociale, dei miti, delle favole che le sono state raccontate, caduto il velo della seduzione, del controllo, della sessualità corrotta, della puttana, e della santa, resta in piedi, di certe meravigliose creature, che hanno attraversato il mare del dolore, su imbarcazioni di fortuna, , la verità, il coraggio, e la bellezza.
La “bellezza” è il primo patrimonio delle donne, una bellezza incorruttibile dal tempo, lontana dalla perfezione della forma, la bellezza che sanno sprigionare nell’azione d’amore per la vita, e per tutto ciò che esiste alla realtà, senza” se” e senza “ma”, senza filtri, e con la quale quotidianamente cambiano il mondo.
La “verità”, per la quale sono disposte a dismettere le vesti, cucite dalle mani delle proprie madri, che le hanno consegnate a quel mondo maschile insensibile e freddo, che non hanno saputo trasformare. Il mondo delle spose bambine, della sessualità senza amore, del corpo come tabu’, del mito del sacrificio come crocevia di insulti e incesto.
Il “coraggio”come scudo d’amore, seppure malferme su ginocchia sbucciate e mai medicate, con piccole ferite lenite da soffi di respiro, che trovano sempre valore per evocare, con una mano sul cuore, nel freddo dell’inverno, nel cuore delle notti, nella sensibilità di uno sguardo.
Un monumento per queste donne, “guerriere ignote” nascoste, doloranti e fiere, con la schiena dritta, dirette al futuro, del mondo che verrà.
Monica Fiocco




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