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Relazioni, anima e tempo

  • monica.fiocco
  • 30 set 2019
  • Tempo di lettura: 3 min



L'esistenza umana è intersoggettiva, siamo in una rete complessa e multidimensionale di relazioni umane, dalla nascita, per tutto l’arco della vita, fino alla morte del corpo fisico, siamo in relazione costante con gli altri.


Le relazioni con “l’altro da me” rappresenta l’espressione esterna della mia dimensione interiore, nel senso che, relazioni felici, trovano significato nella “buona relazione” interiore del singolo con il suo mondo interno, relazioni infelici trovano sostegno nella “cattiva relazione” con se stessi.


Nel mondo interiore di ognuno esistono vari “demoni”, (dal greco antico δαίμων, dáimōn, «essere divino”), il termine, nella cultura occidentale, ha assunto sfumature sinistre, esprimendo l’accezione negativa relativa al male, ma “daimon” ha significato nelle epoche più antiche, spirito caduto, ovvero spirito che afferrata la “materia”, tenta, attraverso le esperienze della vita, di riconoscere la sua matrice divina.


Hilmann, uno dei più grandi allievi di Jung ha inteso con il termine “daimon”:


Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino”.(J. Hillman, Il codicedell’anima)


Nel cammino del riconoscimento, del riappropriarsi del propria dimensione animica, di fondamentale importanza sono le relazioni umane, la relazione con nostra madre, con nostro padre, con i fratelli, gli amici, gli amori i figli.

In ognuna di queste relazioni, vi è la possibilità auspicabile, che una parte di noi stessi evolva, verso una comprensione più profonda e autentica del nostro progetto d’anima.


Non sempre la strada di questo riconoscimento è facile, anzi nella maggior parte dei casi è irta di difficoltà, e colma di sofferenza, eppure, se guardiamo appena dietro il velo delle apparenze, scopriamo che, quelle relazioni ci hanno insegnato su noi stessi. A volte togliendoci, a volte dando, ma sempre,, ci hanno insegnato qualcosa.

Relazioni autentiche, profonde, e sincroniche possono stabilirsi solo dopo che, l’essere umano avrà trovato il suo “intento animico” ovvero solo quando, si sarà riconosciuta “parte” del più grande progetto umano, e soprattutto, avrà consapevolizzato di avere un compito specifico, da portare avanti con amore e gioia ericonoscenza.


Prima di allora, ahimè l’altro, verrà percepito dall’anima come uno specchio, come un antagonista, qualcuno su cui prevalere, per l’affermazione di se stessi.


Affermare se stessi a discapito di un altro essere umano, non è mai un trionfo, è solo la vittoria momentanea della nostra incapacità, infatti è sperimentabile da ognuno, il senso di vuoto e di insoddisfazione che accompagna certe vittorie, effimere e momentanee, dopo l’ubriacatura iniziale.

Sentirsi in armonia con il “tutto” significa com-prendere” come nel grande arazzo della vita, si è un filo della trama, un filo importante, poiché regge la trama complessiva, e quando un filo si spezza, ne soffre tutta l’orditura.


Le relazioni, ed il loro intreccio possiedono una sacralità ed un importanza, che se non viene riconosciuta, porta a vivere “sempre” lo stesso schema, una ripetizione costante, che la vita ci offre per la comprensione del loro senso.


Le relazioni significative, ovvero quelle che rappresentano un passo importante nella nostra comprensione ed evoluzione, una volta stabilitosi, possono solo trasformarsi, ma mai finire, neppure la morte può strappare quei legami dal luogo dove vivono per sempre, sono convinta che arrivano a noi da lontano, nel senso più ampio, arrivano alla nostra vita da luoghi inesplorati, da parti di noi stessi, a cui aver accesso, può significare solo aver superato gli ostacoli “materiali”, di cui è impregnata la nostra esistenza.

Monica Fiocco

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